Smettere di fumare o continuare a fumare senza sensi di colpa

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il fumo uccide (avvertenze sui pacchetti di sigarette) Prima di smettere di fumare avrebbe senso porsi delle domane… e se non si riesce in questo compito bisognerebbe accettare la (temporanea) sconfitta.

Questo articolo non ha pretesa di scientificità, ma rappresenta solo l’opinione del sottoscritto… ognuno è responsabile della propria salute e non dovrebbe mai demandare questo potere all’esperto di turno, tanto più nel mio caso che esperto non sono.

Intanto ti prego di considerare 3 aspetti fondamentali del “problema fumo” che a mio avviso non sono così ovvi.

  1. Fumare NON è il problema, è la soluzione!
  2. Fumare NON è la causa del tumore al polmone.
  3. La causa del cancro ai polmoni è la paura della morte.

  1. Fumare NON è il problema, è la soluzione! Certo è un vizio e una dipendenza, è costoso, ecc… MA il problema è altrove. La domanda è “perchè fumi?” ovvero “cosa ottieni in cambio del fumarti una sigaretta?”  calma? concentrazione? sicurezza? amore? indipendenza? auto-immagine? quel che ti pare… nessun motivo è migliore di un altro.
  2. Fumare NON è la causa del tumore al polmone. Secondo il Dr. Ryke Geerd Hamer fondatore della Nuova Medicina Germanica questo tipo di “malattia” nasce da un conflitto… metto “malattia” tra virgolette perchè nella NMG c’è un capovolgimento diagnostico per cui quello che un tempo si chiamava “malattia” è dimostrato essere in realtà un “programma speciale, biologico e sensato” utile alla soluzione del conflitto.
  3. i fumatori muoiono prima (avvertenza sul pacchetto di sigarette)La causa del cancro ai polmoni è la paura della morte. Ti chiedo di immaginare a questo punto che effetto abbia fumare senza sensi di colpa e paure oppure fumare avendo sul pacchetto “avvertenze” di questo tipo. ATTENZIONE: non sto dicendo che fumare non faccia “male” o che si debbano nascondere i danni “collaterali” del fumare.

Se sei arrivato a questo punto senza incazzarti forse c’è la speranza che tu sia pronto per affrontare la questione da un punto di vista evolutivo, di auto-conoscenza… quindi ti suggerisco l’approccio di EFT, non perché sia l’unico ma perchè Emotional Freedom Techniques è la tecnica più facile, veloce ed efficace che io conosca per farlo.

Pubblicherò ancora due post legati a questo, dove separo per praticità il lavoro in due parti.

Nel primo post analizzo me stesso (sono stato un fumatore per 16 dei 32 anni che ho vissuto e negli ultimi 7 ho smesso e ricominciato 1000 volte) e ti fornisco qualche spunto di riflessione o comunque ti invito a porti le domande che possono spiegarti cos’è per te “La Sigaretta” e come sganciare i legami psichici ed emozionali che hai ancora con quel gesto.

Nel secondo faremo il lavoro più interessante che una persona possa fare… quello sulle proprie credenze, quello che ci stacca dal pensiero della massa e ci libera (per quanto possibile) portandoci ad un modo di pensare e vivere la vita in maniera originale… egregia cioè “fuori dal gregge, distinta dalla moltitudine“!

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4 Commenti

  1. Antonietta
    Pubblicato 7 febbraio 2010 alle 16:07 | Link Permanente

    Grazie per questa pubblicazione.
    Sono assolutamente daccordo che il fumo non faccia bene alla salute, come pure che il problema del “vizio” del fumo (tra l’altro classificato a livello sanitario mondiale come mallattia da dipendenza pari all’acolismo ancora alla meta’ del secolo scorso) abbia alla base problemi psichici e emozionali irrisolti.
    La mia esperienza: ho cercato di smettere di fumare diverse volte, ma pur avendo col tempo diminuito il numero delle sigarette e che fumo le piu’ leggere, con tutti i sensi di colpa in coda, continuo a fumare.
    Delle “avvertenze” stampate sui pacchetti delle sigarette? …Oltre a dire che sono una vera e propria ipocrisia, dato che ci stanno i monopoli di stato sul tabacco e suoi derivati, sono causa maggiore di malattie e decessi di quanto ne siano le sigarette stesse.
    Lavoro in ufficio d’amministrazione di un ospedale in Croazia. E’ strabiliante notare l’incremento di casi di cancro che si sono presentati da quando sui pacchetti di sigarette sono apparse anche da noi in Croazia quelle scritte che io definisco da “avviso mortuario”.
    Sembra una cretinata, ma sono “avvertenze” che non toccano soltanto l’imagginazione dei fumatori, bensi’ di chiunque piu’ o meno consciamente con l’occhio carpisaca tali scritte.
    Se non fossi stata soggetta al fumo e non avessi avuto piu’ di tanto conoscenza di come funziona la mente, probabilmente non avrei dato peso alla questione, ma alcune delle infermiere del reparto di oncologia si sono trovate al mio ufficio a lamentersi non sapendosi spiegare il perche’ di tanti improvvisi nuovi casi a pochi mesi di distanza dall’apparizione di quelle “avvertenze”.

  2. Diego
    Pubblicato 9 febbraio 2010 alle 02:21 | Link Permanente

    E’ strabiliante notare l’incremento di casi di cancro che si sono presentati da quando sui pacchetti di sigarette sono apparse anche da noi in Croazia quelle scritte che io definisco da “avviso mortuario”.

    Per questa dichiarazione sono io che ti ringrazio, il mio post era solo la logica conclusione ad alcune considerazione a cui ero arrivato grazie ad un’amico, un terapeuta con molta più esperienza di me, che pratica la Nuova Medicina Germanica del Dott. Hamer.

    Che dire? Avrei pagato per un commento come il tuo a conferma di ciò…
    Grazie di nuovo.

  3. stefano
    Pubblicato 9 febbraio 2010 alle 10:38 | Link Permanente

    Sono d’accordissimo sul fatto che qualunque cosa si faccia, vada fatta senza sensi di colpa…e non sto parlando solo del fumo..sono i conflitti endogeni che lacerano la nostra pelle più di qualsiasi ferita esterna autoprovocata o indotta.

    Quel che volevo sottolineare anche è che sicuramente c’è una più alta incidenza di malattie derivate dal conflitto (generato anche dalla conoscenza e dalla paranoia…quando si era più ignoranti si stava meglio) ma altresì, fattore non di secondo piano, il mondo è ogni giorno sempre più saturo di particelle inquinanti che la natura non riesce più ad “ammortizzare” e di conseguenza anche i nostri organismi.
    Per questo, è importantissimo che una consapevolezza personale sia accompagnata da una consapevolezza civica, cioè da atti quotidiani che non lascino strascichi al nostro mondo e ai nostri posteri.
    Perchè questa forma di coscienza aumenta la nostra capacità di depurarci, anche psichicamente, dalle tossine personali e della società.

  4. Diego
    Pubblicato 10 febbraio 2010 alle 09:38 | Link Permanente

    sono i conflitti endogeni che lacerano la nostra pelle più di qualsiasi ferita esterna autoprovocata o indotta.

    Mi pare la tua visione si avvicini molto alla concezione sciamanica o alchemica di “Totale Responsabilità” sulla propria vita… tre sono le chiavi che poni e che vorrei esplorare, correggimi se sbaglio.
    1. conflitti endogeni
    2. ferita auto-provocata
    3. ferita indotta

    1. qualcosa che è nato al mio interno, un lavoro mentale/emozionale che è causa di atrito e sofferenza verso uno o più altri processi mentali/emozionali. La domanda è: ho la certezza che il conflitto nasca davvero dentro di me oppure questi “processi mentali/emozionali” sono installazioni parentali, socio-culturali cioè condizionamenti appresi?

    2. sofferenza auto-indotta, ha la stessa dinamica della masturbazione ma non dona gioia… sono le cosiddette “seghe mentali” del libro di Giulio Cesare Giacobbe?

    3. indotto…. e se tutto fosse indotto? se ogni nostro comportamento fosse meccanico e automatico, eseguito nel sonno come sosteneva George Ivanovich Gurdjieff, e corrispondesse ad una risposta del nostro “apparato psico-fisico” ad uno stimolo “interno” od “esterno”? A proposito di questo tema ho trovato illuminante il libro di un discepolo di G. tale Ouspensky Frammenti di un insegnamento sconosciuto

    Riguardo la tua chiusa ecologica… che va da un’ecologia della mente ad una più pratica ne convengo in pieno.
    Credo però che non si possa invertire causa effetto… ovvero ricercare la “consapevolezza civica” senza aver prima acquisito un minimo di “consapevolezza personale”.

    Il bambino alla nascita è inconsapevole, poi è consapevole di un aggregato che include senza distinzione sé e la Madre e qui non può essere che “ecologico” in quanto sentendosi uno con l’ecosistema non farebbe mai nulla contro “se stesso” (questo era lo stato di coscienza tipico ad esempio degli indiani d’America) poi si distacca e diventa consapevole di sè (allo stesso modo l’uomo adulto dovrebbe staccarsi dalla massa e pensare “con la propria testa”) a seguire il bambino conosce gli altri (consapevolezza civica) ed il mondo che lo circonda (coscienza ecologica… quella che ti fa sentire di essere tutti connessi nello stesso sistema, politico, economico, sociale, ma anche energetico, mentale, ed è forse il prossimo salto evolutivo dell’homo sapiens)

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